La Mela del libero pensatore

Steve Jobs, fondatore e leader della Apple, continua a veder salire il titolo in borsa a seguito del lancio del nuovo iPad. Che sia una moda o il segno di una tendenza socio-tecnologica, pare che tutti ora non sappiano vivere senza la Apple ed i suoi iPod, iPad, iMac, eccetera. Avere un computer o qualsiasi altro gadget con il simbolo della mela è diventato sinonimo di stile ed esclusività. Se non hai un Apple sei out! Se ce l’hai puoi sentirti simile all’immagine che tutti si sono fatti di Jobs: un uomo che è andato contro tendenza, ha sfidato il pensiero ed i gusti di tutti arrivando a fare della sua idea un mito mondiale. E che genera anche profitto! Tutti vogliono assomigliare a Steve Jobs comprandosi un suo pc. Non c’è nulla di male in questo, tutti abbiamo dei miti e dei punti di riferimento. Inconsapevolmente seguiamo tutti una nostra filosofia di vita. Il problema sorge quando metti alla prova queste convinzioni. Parlando con un conoscente che sapevo essere piuttosto “conservatore” e che si stava spendendo in una lunga orazione a favore del grande stile Apple gli ho chiesto a brucia pelo: «ma se tuo figlio fosse gay come la prenderesti?». Lui mi guarda perplesso, stringe sottobraccio il suo portatile come se potesse aiutarlo a capire il senso della mia domanda, e prende a rispondermi con cautela. «Sono persone come gli altri», «C’è da essere tolleranti», «viviamo in un mondo libero», e molto altro ancora. Alla fine mi confida che si, è una cosa che succede, ma è meglio per lui (cioè per l’ipotetico figlio) che non sia così. «Perché?» domando. Perché questo è un mondo difficile, siamo ancora immaturi, e certe cose è ancora difficile accettarle. A volte parliamo del mondo ma in realtà stiamo solo parlando di noi stessi. Non lo giudico per questo, e forse io non sarei migliore di lui dinanzi ad una simile eventualità. Però ci terrei a riportare anche qui la ragione per la quale gli posi la domanda: un aneddoto storico scientifico caduto nel dimenticatoio. Durante la II° Guerra Mondiale, i nazisti avevano ideato un meccanismo automatico per codificare messaggi ed ordini di battaglia. Si chiamava dispositivo Enigma ed era una scatola di legno con all’interno dei rotori il cui codice di lettura cambiava ogni giorno. Con quel sistema di codici cifrati i sottomarini tedeschi erano riusciti a mettere in seria difficoltà, se non addirittura in ginocchio, l’intera marina britannica. Il servizio segreto inglese decide allora di stabilire a Blechery Park, nei sobborghi di Londra, più gruppi di geniali matematici. Il loro compito era scoprire, ogni giorno, il codice matematico che i tedeschi avrebbero utilizzato per criptare i messaggi. Grazie a queste squadre di matematici, gli inglesi riuscirono ad assestare un duro colpo alle forze sottomarine tedesche riprendendo in mano la guerra. Uno dei più brillanti matematici a capo delle operazioni era Alan Turing. Dopo la guerra Turing continuerà nel suo percorso di geniale matematico teorizzando il primo calcolatore automatico. È grazie alle sue teorie ed ai suoi studi matematici che oggi esistono i moderni calcolatori, o computer, come ci piace chiamarli. La prima cosa che si studia in informatica è appunto la “macchina di Turing” ma, nonostante tanta bravura, Turing ha un problema: è omosessuale. Una sera decide di portare a casa sua un giovane ma la mattina seguente scopre che quest’ultimo lo ha derubato. Con il candore e l’ingenuità che a volte hanno solo i grandi geni, decide di rivolgersi alla polizia per denunciare il furto. Purtroppo per Turing all’epoca l’omosessualità (non solo in Inghilterra) era considerata una patologia da curare, ed il praticare l’omosessualità era un reato. Così Turing viene processato e ritenuto “colpevole” di essere omosessuale. Il Governo britannico decide però di offrirgli una possibilità, visto che in segreto lui ha salvato la madrepatria. «Puoi scegliere – gli dicono – puoi scontare la tua pena in carcere per un bel po’ d’anni, oppure sottoporti ad una cura».  Turing sceglie la cura. Da quel momento Alan Turing viene sottoposto ad un bombardamento di cure a base di ormoni femminili. Perde la barba, la pelle ed i tessuti si deformano, gli cresce il seno. Non ce la fa più così, deturpato ed umiliato, decide di togliersi la vita. Ma Turing è molto legato a sua madre, non vuole che soffra pensando al figlio come ad un suicida. Decide allora di uccidersi con dignità: prende una mela e la immerge nel veleno. Il tempo di un morso o poco più ed Alan Turing muore. Se ne va così il di una delle moderne tecnologie più diffuse al mondo. In suo onore, come un silenzioso tributo, la Apple ha fatto appunto della mela col morso il suo simbolo. Un tributo a quell’Alan Turing che pur avendo dato tanto al suo paese ed al mondo, ha pagato a caro prezzo la sua diversità. È forse arrivato il momento di smettere di fingere d’esser dei liberi pensatori ed iniziare ad avere realmente tolleranza e rispetto per la diversità umana. Perché essere tecnologicamente evoluti, ma mentalmente barbari, è una contraddizione volgare che non ci porterà molto lontano.


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