L’aspetto “social” del lavoro: i giovani e Linkedin

Il 15 Febbraio si è svolta a Roma, presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza, la conferenza sul tema “L’aspetto social del lavoro”. Vari esponenti del mondo dell’università e delle imprese, hanno discusso del ruolo ricoperto oggi dai social network come Linkedin, nell’ambito del recruitment. I vantaggi principali emersi dal dibattito, riguardano l’abbattimento dei costi, e per converso, l’incremento dei canali e dei punti di contatto tra imprese e mercato del lavoro, agevolando così soprattutto i giovani.

Relatori dell’incontro sono stati il Professor Marco Stancati del dipartimento Co.Ris; Silvia Achilli, HR Specialist di Capgemini; e la brillante Els van de Water, Talent Acquisition Lead & HR Business Partner di Microsoft. Moderatrice dell’incontro è stata Cristina Maccarrone, direttrice del mensile free press “Walk on job”.

Si è rivisto in termini critici il presente e ampiamente ipotizzato sul futuro, nel quale il Prof. Stancati vede tre elementi chiave per la valorizzazione delle assunzioni soprattutto per i giovani: il primo è lo sviluppo di “Apps” dedicate specificatamente al recruitment, in secondo luogo lo sviluppo di un sistema di segnalazioni incrociate, come avviene nel mondo anglosassone; terzo e cruciale punto, l’obbligatorietà della retribuzione per quanto concerne lo stage. Tutto ciò in risposta al vecchio sistema degli assessment che pretendono in più giorni di verificare le capacità e competenze di un candidato, con enorme dispendio di risorse economiche, per poi veder calare l’attenzione delle imprese proprio durante gli stage che sono la vera “prova principe” sul campo.

Come ha sottolineato Els van de Water anche in Microsoft la comunicazione on-line ha assunto sempre più un ruolo chiave sia attraverso il corporate blog che mira a raccontare ciò che l’azienda può offrire (anche ad un aspirante dipendente), sia attraverso l’uso dei social network per la selezione dei candidati dove Linkedin resta il luogo principe di ricerca. Ma ha suggerito anche un utilizzo più consapevole della propria presenza on-line mettendola in evidenza anche nel proprio curriculum. «È preferibile un CV che metta in evidenza la nostra reperibilità on-line attraverso social network e blog – ha sottolineato la van de Water –  piuttosto che porre in cima le voci “celibe” o “nubile”; oltre a non porsi notevoli problemi riguardo alla propria vita privata su Facebook». Per le imprese, hanno sottolineato la Achilli e van de Water, non è primaria la ricerca su Facebook e poco peso viene dato alle informazioni sulla vita privata; è invece determinate l’uso di una buona indicizzazione (per parole chiave) dei propri contenuti su Linkedin e l’inserimento di link a propri lavori o contenuti che possano dare un quadro più ampio del candidato rispetto ad un gelido CV messo a disposizione on-line.

È pur vero che il tessuto delle imprese italiano è principalmente rappresentato dalle PMI che non sono dotate di un proprio settore dedicato alla selezione delle risorse umane e che quindi preferiscono ricorrere alle cosiddette “conoscenze” o alle risorse reperibili sul proprio territorio. Secondo le ultime ricerche di Excelsur infatti, più del 42% delle imprese italiane ancora oggi predilige assunzioni per conoscenza più o meno diretta del candidato, piuttosto che per il suo curriculum. Inoltre, da una ricerca condotta da Walk on Job, è emerso che solo il 35% circa delle imprese fa un uso dei social network per selezionare nuove risorse umane. È questo un punto dolente al pari della mancata comprensione delle dinamiche on-line da parte dei recruiter. Come ha ribadito Stancati, figure come il Social Media Manager oppure il Social Media Strategist, hanno senso solo se sanno capire che l’immagine che si trasmette di se stessi su un social network non è rappresentativa in senso assoluto della persona. Bisogna guardare alle strategie che il soggetto attua per relazionarsi sulle piattaforme social e non attenersi strettamente ai contenuti che espone.

Si è anche parlato inoltre del portale SOUL, un vero fiore all’occhiello per La Sapienza, in quanto punta attraverso la collaborazione con altri sette atenei della regione Lazio alla diffusione mirata agli studenti di offerte selezionate di stage e proposte di impiego. Un portale che negli anni sta avendo un sempre maggiore successo nell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Mario Melillo

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