#buoneletture (n.1 febbraio 2016) tre libri della #minimumfax

Inauguro da oggi una rubrica mensile che credo sia un’ottima forma di resistenza intellettuale: si chiamerà #buoneletture … come quelle che una volta servivano a discernere tra uomini e “gentiluomini”. In questa prima selezione tre ottimi libri della casa editrice Minimum Fax. Ovviamente suggerimenti, consigli e opinioni sono i benvenuti, soprattutto via Twitter potrete suggerirmi i vostri libri per questa rubrica con l’hashtag #buoneletture.

ALESSANDRO GAZOIA

Senza filtro. Chi controlla l’informazione

Chi ha, oggi, il potere sulla comunicazione? I canali tradizionali stanno perdendo sempre più peso a favore dei nuovi attori, i social media e il web, e lo strumento dominante non è più rinchiuso nelle pareti domestiche ma nelle nostre mani e nelle nostre tasche, lo smartphone. Nel ricambio tecnologico, gli strumenti di interpretazione e le nostre stesse coscienze stanno subendo una mutazione profonda. Il crollo delle usuali mediazioni fa sì che concetti fondamentali della democrazia, quali il diritto di parola e la libertà d’informazione, vengono ridiscussi accanto a nuove categorie, come l’imperante sharing economy e i dati azionari, e parole come «inconscio» e «mercato» si miscelino in combinazioni diverse. Tutti siamo coinvolti: la stessa salute democratica passerà dalla nostra consapevolezza di fruitori e produttori di informazione. Alessandro Gazoia scrive un libro raro per profondità di analisi e capacità di inserirsi nel dibattito internazionale, interrogando insieme il lettore sulla sua capacità di creare una coscienza critica individuale che vada a formare una nuova opinione pubblica.

MASSIMO MANTELLINI

La vista da qui, appunti per un’internet italiana

Se c’è qualcosa che negli ultimi vent’anni è stato sinonimo di rivoluzione, futuro, libertà in ogni luogo del mondo, questo è internet. Perché allora in Italia la capacità d’innovazione e civilizzazione della rete è stata molto spesso incompresa se non apertamente osteggiata? Massimo Mantellini si è posto questa domanda fin da quando negli anni Novanta ha cominciato a occuparsi di cultura digitale, facendo sì che nel tempo il suo nome – attraverso puntuali interventi sulla stampa e un blog popolarissimo – diventasse un punto di riferimento per chi vuole orientarsi tra presunti guru informatici e nemici del cambiamento. Ora, con La vista da qui, Mantellini ha deciso di sfruttare la sua lucidità e la sua autorevolezza per scrivere una sintesi agevole, chiarissima ma molto schierata, di questa critica del presente. Dalla gestione del copyright all’invadenza pubblicitaria di Google e Facebook, dalla tutela dei minori al problema del divario digitale, La vista da qui ci fa capire che le questioni della rete e dell’innovazione tecnologica riguardano ognuno di noi, e che dalla conoscenza di internet dipende anche la nostra possibilità di essere cittadini più liberi e solidali.

FEDERICA SGAGGIO

Il paese dei buoni e dei cattivi. Perché il giornalismo, invece di informarci, ci dice da che parte stare

Appelli-petizioni invece di approfondimenti, racconti emotivi e dibattiti tv invece delle inchieste, personaggi simbolo da esaltare o distruggere: l’informazione in Italia si è ridotta a un infinito sermone in cui viene detto per cosa indignarci, per cosa commuoverci, per quale causa firmare. Capire questa degenerazione è il primo passo per arginarla. Siamo sommersi dalle notizie: fra quotidiani, televisione, internet, ciascuno di noi riceve ogni giorno migliaia di dati. Eppure non ci sentiamo più informati; anzi, questo immenso flusso è dispersivo, ci lascia confusi, ci fa sentire la mancanza di qualcuno che ci aiuti a non naufragare. Così da un po’ di tempo in qua i mezzi di informazione hanno preso alla lettera questo bisogno e, invece di darci le notizie, ci dicono direttamente qual è la parte per cui tifare.

Dagli appelli-petizioni che sostituiscono gli approfondimenti, ai racconti emotivi, ai dibattiti tv che prendono il posto delle inchieste, ai personaggi simbolo come Saviano o Santoro che funzionano da eroici tutori della verità: il giornalismo ha risolto il problema del mappare la sempre maggiore complessità del nostro mondo, semplicemente dividendolo in buoni e cattivi. Tanto a noi, invece di capire qualcosa in più della realtà, basta sentirci dalla parte giusta.

Il paese dei buoni e dei cattivi è un libro intelligente, documentatissimo, appassionato nel suo modo di mettere in discussione la voce dei media, che ci fa riscoprire lo strumento migliore per orientarci nel mondo dell’informazione: la nostra libertà.

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Un pensiero su “#buoneletture (n.1 febbraio 2016) tre libri della #minimumfax

  1. Pingback: #buoneletture (n.2 marzo 2016) tre saggi sull’economia | futuroitaliano

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