El Español: il nuovo giornale online nato grazie all’equity #crowdfunding

Chi si occupa di web ed innovazione ama il concetto di “buone pratiche”, quelle best practice, per attingere al vocabolario anglosassone, che danno l’esempio ed a volte indicano la nuova linea di tendenza per un determinato settore. Ebbene nel campo del giornalismo, soprattutto a livello internazionale, sta nascendo un nuovo equilibrio frutto del connubio tra quello che è il tipico mondo del giornalismo e dell’editoria e le nuove opportunità offerte dalla cultura e dagli strumenti digitali.

Da anni infatti il giornalismo attraversa una crisi non più soltanto congiunturale, bensì dettata dai cambi di paradigma sia nei modelli organizzativi che nella cultura alla base dei modelli di fruizione delle notizie. Nell’ultimo biennio in particolare però, si sta affermando con sempre maggior consapevolezza una nuova serie di modelli di “editoria 2.0”; basati su strutture redazionali più “leggere”, sempre più diffuse pubblicazioni online, ormai prive di una controparte cartacea; e forme più articolate di micro-finanziamento. Questo nuovo tipo di editoria (e di giornalismo?) risponde a numerosi cambiamenti oggi in atto nella società, che è sempre più globalizzata, interconnessa, ed in condizione di far muovere con canali propri e diretti i flussi economici. Permette infatti ai giornalisti di far leva direttamente sul proprio talento, la propria storia personale e professionale per richiedere alle propria “comunità di riferimento” un supporto economico per la propria attività.

el-espanol-1Questo ha contribuito alla nascita in giro per il mondo di numerose testate, supportate dai propri lettori con formule di micro-finanziamento, principalmente per renderle indipendenti da regimi oppressivi; allo stesso tempo ha consentito in modo meno estremo, ma altrettanto utile, di ampliare l’offerta dei contenuti di alto profilo giornalistico sia “fidellizzando” i lettori alla testata che si finanzia, oppure godendo di contenuti prodotti con il crowdfunding ma diffusi da network affermati come nel caso del New York Times.

Da pochi mesi anche in Spagna è nato un ottimo esempio, anzi una “best practice” per meglio dire, che ruota attorno al caso del nuovo quotidiano online “El Español“: una testata giornalistica online nata nell’Ottobre 2015, cofondata e diretta dal giornalista Pedro J. Ramírez (ex direttore del quotidiano nazionale spagnolo El Mundo testa che lui stesso aveva contribuito a fondare 26 anni prima).

La testata El Espanol nasce già puntando su un nuovo modello di business perfettamente in linea con la nuova editoria 2.0. Pedro J. Ramírez investe la propria liquidazione da El Mundo nel progetto, ed assieme a sua figlia María Ramírez Fernández, Eduardo Suárez e pochi altri “temerari” raggiungono la somma di 5 milioni di euro come base economica di partenza. A questo punto lancia il blog (una versione beta della testata) e annuncia assieme agli altri (il 1 gennaio 2015) il lancio del progetto che si prevede “sboccerà” alla fine di ottobre 2016; a questo punto, aprendosi all’equity crowdfunding arrivano a raccogliere le adesioni di 5624 sottoscrittori per un totale di raccolta pari a 3milioni e 600mila euro in soli due mesi. Un vero record, ancora oggi imbattuto su scala mondiale tra le operazioni di micro-finanziamento via internet destinate all’editoria. Ora la società ha raggiunto il capitale sociale di ben 17 milioni di euro, ed oltre all’azionariato diffuso (dove ogni socio non può detenere più di 10mila euro in azioni), la testata poggia ora su più di 11.000 abbonati.

espanol-mapUn vero successo che ha stupito gli stessi promotori dell’iniziativa, i quali si sono resi conto di aver intercettato una domanda profonda, soltanto dopo aver visto i risultati ben superiori alle loro aspettative. La loro stima massima era stata di 1000 azionisti e di non più di 500mila euro di raccolta, soprattutto se si considera che il risultato finale è stato raggiunto in meno di un mese di crowdfunding campaign.

Ma a questo punto emergono due riflessioni importanti: la prima relativa al ruolo della community, la seconda relativa ai dettagli del modello di business. Per quanto concerne il primo aspetto, va detto che la fiducia è alla base di questo processo, ottenuta mediante la diffusione di “messaggi autorevoli” attraverso i maggiori canali social ad un pubblico mirato che ha dato origine all’aggregazione della community (esaltando la validità del progetto di business e del metodo del crowdfunding accanto alla qualità dei giornalisti che avrebbero composto la redazione). La campagna è stata affidata ad una agenzia di comunicazione specializzata, per un totale di spesa di circa 35.000 euro tra Twitter, Facebook e YouTube; e con una estrema attenzione alla selezione dei possibili azionisti puntando soprattutto sui contatti online di Pedro J. Ramírez, il quale tra l’altro ringraziava personalmente in tempo reale sui canali social ogni nuovo azionista.

Il secondo punto invece, come si è detto, riguarda il modello di business e la sua costruzione. Da questo punto di vista, infatti, El Espanol è stato sviluppato con il supporto di due società indipendenti (KPGM e Grand Thorton) e con il supporto di legali di peso in Spagna (Cremades & Calvo Sotelo). Accanto a questo, dal punto di vista economico il modello di business è “misto” in quanto gli introiti verranno dalla pubblicità, dalla valorizzazione del brand e dagli abbonamenti annuali che comprendono maggiori contenuti per i soci. Inoltre, a sentire i fondatori di El Espanol, la testata avrà una crescita pari al 550% in cinque anni passando dai quasi 18 milioni di euro di oggi ai 100 milioni di euro di capitale nel 2020.

Possiamo solo dir loro “in bocca al lupo” e complimentarci la strategia adottata, puntando ad apprendere e trasporre in altri futuri casi quanto appreso da questo esempio di “nuova editoria 2.0”.

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