#Backslash: l’azienda che produce e vende il “kit per i manifestanti”

A quanto pare da poco è nata la prima società che, coniugando moda e tecnologia, ha inventato e messo in circolazione (ovviamente online) il primo “protesters-kit” della storia. No, non si tratta di un kit per la polizia, al contrario, è un kit di oggetti indispensabili per il manifestante (rivoltoso?) della piazza globale.

Backslash“, questo è il nome dell’azienda, non si limita a sviluppare kit griffati, bensì veri e propri strumenti funzionali alla protesta violenta. Un insieme di oggetti che coniugano design e wearable technology, e che come li descrive l’azienda sono “dispositivi funzionali progettati per le manifestazioni ed i disordini del futuro“. Ad ideare e realizzare il progetto sono stati il designer ed educatore di Brooklyn Xuedi Chen e l’art director ed interactive designer brasiliano Pedro G. C. Oliveira.

the-backlash-kit-anti-surveillance-tools-for-protestors-497651-3Il kit comprende tra i suoi elementi: una bandana “smart” ispirata alla trama della kefiah, in grado di ridurre il più possibile la capacità identificativa delle videocamere di sorveglianza, ma soprattutto in grado di “integrare” al suo interno dei messaggi (come una sorta di QRcode) ed in base alla modalità con la quale viene piegata generando differenti disegni e frame. La bandana non contiene messaggi in sé, ma può essere usata come una sorta di chiave pubblica, che come accade con alcune forme di messaggistica elettronica può essere sbloccata solo con una coincidente chiave “privata”.

I creatori si affrettano a dire che per ora si tratta solo di una ipotesi d’uso e che non è ancora pienamente fattibile questo tipo d’impiego, ma allo stesso tempo non escludono che delle community di “attivisti” dotati di questi kit possano trovarne la modalità corretta d’impiego… insomma risposte ambigue che non escludono l’effettivo uso “codificato” di questo elemento del kit per la rivoluzione. Accanto alla bandana c’è il “wearable anti-panic button” che consente al manifestante di individuare una via d’uscita e sgusciare via, grazie alle indicazioni stradali in tempo reale, dai blocchi della polizia.

Backslash-protester-kit-e-router-330x220La coppia dei creatori ha sviluppato l’hardware ed il software da zero, concentrandosi su un dispositivo che non dipende da una infrastruttura di rete mobile smartphone; e come Chen spiega online, i dispositivi stessi costruiscono la propria rete e se uniti tra loro possono creare un proprio canale interno di comunicazione, aggirando così i blocchi che le autorità mettono in atto per impedire le comunicazioni tra i manifestanti. Il kit comprende anche un router Backslash ispirato a quello delle reti mesh: le reti ad hoc che vengono create quando i router comunicano tra loro tramite WiFi o Bluetooth. Vi sono poi tra i gadget anche un sistema per inibire qualsiasi forma di intercettazione dei segnali e delle frequenze degli smartphone o simili, ed un apparecchio per l’immediata archiviazione di dati e foto/video all’interno di un sistema cloud criptato (così da rendere inutile il sequestro di computer, videocamere, fotocamere, ecc… da parte delle forze dell’ordine).

Backslash è ispirato, dicono i creatori del progetto, a tutta quella serie di eventi recenti, tra cui la primavera araba, Occupy Wall Street, e le rivoluzioni arabe (in particolare in Egitto); che secondo i creatori cercano di affermare dei diritti contro lo strapotere soverchiante di molti governi ed istituzioni. Ma assicurano anche che l’azienda non ha un proprio progetto, una cosiddetta “hidden agenda” da sviluppare.

Comunque la si guardi però, la prospettiva generata da questi strumenti e contesti di impiego, restituiscono un quadro cupo e rischioso per i prossimi anni… dove l’escalation tra forze dell’ordine ed intelligence da una parte, e rivoltosi organizzati (grazie alle nuove tecnologie) dall’altra, rischia di comportare seri rischi per la gestione dell’ordine pubblico anche nelle comunità meno esposte ai pericoli della violenza organizzata.

Sabato a Todi: “Innovazione digitale: agri-food e turismo che cambiano”

Sabato 13 Febbraio a Todi, a partire dalle ore 10.30, si terrà presso la Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali, il convegno sul tema “Innovazione digitale: agri-food e turismo che cambiano”, promosso dall’Istituto Superiore “Ciufelli-Einaudi” e dall’Associazione nazionale “LibreItalia” (in collaborazione con il Comune di Todi).

Si tratta di un convegno che aiuterà a meglio comprendere le basi di quella che è, innegabilmente, la nuova innovazione alle porte del sistema d’impresa italiano: ovvero il superamento dei confini tra il mondo dell’innovazione digitale e dell’industria dell’agri-food. Il Convegno sarà un’ottima occasione, non solo per gli addetti ai lavori e gli operatori dei due settori, per scoprire i nuovi scenari indispensabili al lavoro e alla competitività nel prossimo futuro. Si avrà modo di conoscere meglio i nuovi trend dell’innovazione digitale quali l’IoT e i Big data, e come essi possano avere ricadute significative sul comparto.

Innovazione_digitale_Todi_13febbraio2016_locandina_convegnoInfatti il Professor Stefano Epifani, Chief Editor di TechEconomy, aprirà l’incontro di Todi con una “lectio” su come la rivoluzione digitale stia già oggi cambiando il modo di collaborare e lavorare in ogni settore economico e produttivo. “Oggi – scrive online Epifani – non è più possibile pensare che innovazione ed Information Technology siano temi che riguardano soltanto le imprese che fanno IT e innovazione. In un domani non
così lontano, tutte le aziende saranno legate all’innovazione digitale e specializzate in settori di appartenenza. Questo vale anche per l’agri-food: sensoristica, smart farm, ma anche i big data cambieranno sempre più il modo di produrre e offrire servizi ai consumatori. 
Ecco perché bisogna costruire ponti tra chi si occupa di tecnologie e chi lavora nelle diverse industry. L’appuntamento di Todi va in questa direzione.”

L’intervento di Stefano Epifani sarà seguito da una tavola rotonda che svilupperà in dettaglio i propri focus seguendo tre indirizzi tematici principali, tre linee guida così:

  1. il commercio elettronico (e-commerce) con Marco Giorgetti
  2. il personal branding a cura di Emma Pietrafesa
  3. l’openness negli scenari digitali con la Presidente di LibreItalia Sonia Montegiove

E a seguire, vi sarà ancora spazio per la riflessione in particolare su come Facebook, Whatsapp, Instagram, Snapchat, ed i social media in generale, abbiano modificato profondamente il nostro modo di comunicare e rapportarci con gli altri. Elementi e prospettive che diventano cruciali se coniugate con il settore dell’’agri-food, dato che si tratta di una delle industrie e delle filiere più importanti dell’economia italiana. Soprattutto poi se si riesce ad inquadrare tali temi rivolgendosi ai giovani, poiché studiano questi temi e potranno così costruire più agevolmente il loro futuro lavorativo, ed “il nostro” come Nazione.

Ovviamente, come in ogni incontro sull’innovazione che si rispetti, è prevista per coloro che non potranno essere presenti a Todi la diretta streaming dell’evento.

#buoneletture (n.1 febbraio 2016) tre libri della #minimumfax

Inauguro da oggi una rubrica mensile che credo sia un’ottima forma di resistenza intellettuale: si chiamerà #buoneletture … come quelle che una volta servivano a discernere tra uomini e “gentiluomini”. In questa prima selezione tre ottimi libri della casa editrice Minimum Fax. Ovviamente suggerimenti, consigli e opinioni sono i benvenuti, soprattutto via Twitter potrete suggerirmi i vostri libri per questa rubrica con l’hashtag #buoneletture.

ALESSANDRO GAZOIA

Senza filtro. Chi controlla l’informazione

Chi ha, oggi, il potere sulla comunicazione? I canali tradizionali stanno perdendo sempre più peso a favore dei nuovi attori, i social media e il web, e lo strumento dominante non è più rinchiuso nelle pareti domestiche ma nelle nostre mani e nelle nostre tasche, lo smartphone. Nel ricambio tecnologico, gli strumenti di interpretazione e le nostre stesse coscienze stanno subendo una mutazione profonda. Il crollo delle usuali mediazioni fa sì che concetti fondamentali della democrazia, quali il diritto di parola e la libertà d’informazione, vengono ridiscussi accanto a nuove categorie, come l’imperante sharing economy e i dati azionari, e parole come «inconscio» e «mercato» si miscelino in combinazioni diverse. Tutti siamo coinvolti: la stessa salute democratica passerà dalla nostra consapevolezza di fruitori e produttori di informazione. Alessandro Gazoia scrive un libro raro per profondità di analisi e capacità di inserirsi nel dibattito internazionale, interrogando insieme il lettore sulla sua capacità di creare una coscienza critica individuale che vada a formare una nuova opinione pubblica.

MASSIMO MANTELLINI

La vista da qui, appunti per un’internet italiana

Se c’è qualcosa che negli ultimi vent’anni è stato sinonimo di rivoluzione, futuro, libertà in ogni luogo del mondo, questo è internet. Perché allora in Italia la capacità d’innovazione e civilizzazione della rete è stata molto spesso incompresa se non apertamente osteggiata? Massimo Mantellini si è posto questa domanda fin da quando negli anni Novanta ha cominciato a occuparsi di cultura digitale, facendo sì che nel tempo il suo nome – attraverso puntuali interventi sulla stampa e un blog popolarissimo – diventasse un punto di riferimento per chi vuole orientarsi tra presunti guru informatici e nemici del cambiamento. Ora, con La vista da qui, Mantellini ha deciso di sfruttare la sua lucidità e la sua autorevolezza per scrivere una sintesi agevole, chiarissima ma molto schierata, di questa critica del presente. Dalla gestione del copyright all’invadenza pubblicitaria di Google e Facebook, dalla tutela dei minori al problema del divario digitale, La vista da qui ci fa capire che le questioni della rete e dell’innovazione tecnologica riguardano ognuno di noi, e che dalla conoscenza di internet dipende anche la nostra possibilità di essere cittadini più liberi e solidali.

FEDERICA SGAGGIO

Il paese dei buoni e dei cattivi. Perché il giornalismo, invece di informarci, ci dice da che parte stare

Appelli-petizioni invece di approfondimenti, racconti emotivi e dibattiti tv invece delle inchieste, personaggi simbolo da esaltare o distruggere: l’informazione in Italia si è ridotta a un infinito sermone in cui viene detto per cosa indignarci, per cosa commuoverci, per quale causa firmare. Capire questa degenerazione è il primo passo per arginarla. Siamo sommersi dalle notizie: fra quotidiani, televisione, internet, ciascuno di noi riceve ogni giorno migliaia di dati. Eppure non ci sentiamo più informati; anzi, questo immenso flusso è dispersivo, ci lascia confusi, ci fa sentire la mancanza di qualcuno che ci aiuti a non naufragare. Così da un po’ di tempo in qua i mezzi di informazione hanno preso alla lettera questo bisogno e, invece di darci le notizie, ci dicono direttamente qual è la parte per cui tifare.

Dagli appelli-petizioni che sostituiscono gli approfondimenti, ai racconti emotivi, ai dibattiti tv che prendono il posto delle inchieste, ai personaggi simbolo come Saviano o Santoro che funzionano da eroici tutori della verità: il giornalismo ha risolto il problema del mappare la sempre maggiore complessità del nostro mondo, semplicemente dividendolo in buoni e cattivi. Tanto a noi, invece di capire qualcosa in più della realtà, basta sentirci dalla parte giusta.

Il paese dei buoni e dei cattivi è un libro intelligente, documentatissimo, appassionato nel suo modo di mettere in discussione la voce dei media, che ci fa riscoprire lo strumento migliore per orientarci nel mondo dell’informazione: la nostra libertà.

“Business stories”: è partito il video contest di Invitalia (fino a 4000euro)

E’ partito ieri e c’è tempo fino al 9 di dicembre 2015 per partecipare: si chiama Business Stories ed è il concorso dedicato al talento e all’innovazione promosso da Invitalia. Ai partecipanti è richiesto di realizzare un video di tre minuti per raccontare l’imprenditorialità e il fare impresa con le leve della creatività, del talento e dell’innovazione. Si tratta di un video contest lanciato in occasione della partenza di “Nuove imprese a tasso zero”, il pacchetto di incentivi varato dal Governo e gestiti da Invitalia specificamente rivolti ai giovani e alle donne.

Il concorso è destinato a creativi, videomaker, artisti, aspiranti imprenditori, innovatori, esperti digitali e chiunque sappia realizzare un breve video, amatoriale o professionale. L’obiettivo è sviluppare dei contenuti che in massimo tre minuti riescano con creatività, a far comprendere le emozioni, le difficoltà e le ambizioni che sottendono all’attività di chi decide di costruirsi da solo il proprio futuro.

Non è una gara tra professionisti del video-making e non occorrono project plan o studi di fattibilità, è piuttosto l’occasione di dimostrare la propria creatività e bravura nell’individuare ed immortalare in video un’idea che descriva in modo coinvolgente cosa significhi dare vita a un’impresa.

Dal 9 novembre è possibile inviare i video fino alla chiusura del concorso, e per farlo bisogna compilare un form di iscrizione al Contest, scaricabile da questa pagina, indicando chiaramente il “percorso url” e/o “link” da cui scaricare il video (Dropbox o Google Drive). I video saranno valutati da una commissione oltre che dal voto degli utenti social sul canale YouTube che ospiterà i video ricevuti.

La premiazione avverrà a dicembre 2015, e saranno assegnati tre premi: per il video che conquisterà il primo posto sul podio ci sarà un premio di 4.000 euro, il secondo classificato riceverà 2.000 euro ed il terzo 1.000 euro.

Riassumendo i punti principali:
1) sono ammesse tutte le tecniche audiovisive: dal cartone animato alla keep/stop motion, dal filmato girato in modo amatoriale con il cellulare fino al video in alta risoluzione.

2) Si potranno inviare video fino alle ore 12.00 del 09/12/2015. A partire dal 16/11/2015, in ordine cronologico, i video saranno caricati sul canale YouTube “Video contest – Business Stories”.

3) Ogni utente social, nel rispetto della social media policy di Invitalia (consultabile sul sito http://www.invitalia.it) potrà condividere e segnalare con un “Like” il video prescelto. Il numero dei “Likes” costituirà a parte del punteggio complessivo di video, in misura comunque non superiore al 40% della valutazione mentre per originalità, creatività e coerenza con le finalità ed il tema del contest varranno nel loro insieme fino a 60 punti su 100.

4) “Business Stories” è rivolto a giovani, donne, video maker, creativi, innovatori ed esperti digitali, i quali potranno partecipare singolarmente o in gruppo.

5) I partecipanti dovranno compilare un form di iscrizione al Contest, scaricabile dal sito www.invitalia.it, e di seguito allegato, indicando chiaramente il “percorso url” e/o “link” da dove scaricare il Video (Dropbox o Google Drive).

6) È ammesso al Contest l’invio di un unico video per ciascun partecipante e/o gruppo di partecipanti. I video verranno utilizzati su internet, o in altre proiezioni pubbliche, per cui sarebbe preferibile anche una versione in HD.

7) I premi assegnati rientrano tra i cosiddetti “premi alla cultura” i quali non vanno assoggettati al regime della ritenuta alla fonte (si veda Risoluzione del 28/10/1976 prot. 1251 Ministero delle Finanze – Imposte Dirette). Il video vincitore, inoltre potrà essere promosso attraverso tutti i canali online e offline, inclusi eventi-fiere-convegni, di Invitalia quale strumento di diffusione della cultura imprenditoriale.

Info aggiuntive si possono trovare nella pagina www.invitalia.it del Video contest, e per qualsiasi chiarimento si può scrivere a videocontest@invitalia.it.

Quali immagini generano maggior engagement su Instagram? #infografica

Instagram è un social che genera sempre maggior interesse ogni giorno che passa, incrementando quotidianamente il numero dei propri iscritti e dimostrandosi sempre più una piattaforma decisiva per la promozione di brand, eventi e prodotti.

Ovviamente a far la differenza, in  un social così focalizzato sul “senso della vista”, è la qualità delle immagini! Stando quindi alle ultime ricerche sui dati di Instagram, è possibile trarre alcune conclusioni efficacemente riassunte nella infografica pubblicata da CURALATE.

In sintesi, il maggior numero di “love” sembra esser dato da sei fattori principali. Nello specifico la luminosità è uno degli elementi più importanti: le foto più luminose generano il 24% in più di interazioni; la maggior profondità delle immagini genera invece il 29% di “cuori/love” in più. La predominanza delle sfumature di blu (e di colori freddi) genera maggior engagement (+24%), rispetto a quelle a predominanza di colori rossi/caldi; ma è importante anche che le foto abbiano un solo colore predominante (+17%). La saturazione invece, nelle foto in cui è più bassa pare generi il 18% in più di interazione; al contrario, la nitidezza della texture quando è alta genera addirittura un livello di interazione superiore per il +79%.

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Il Business Plan: come partire con il piede giusto grazie a due infografiche (#BusinessPlan & #Infographics)

Il Business Plan è quel documento che dovrebbe riassumere (in media in una trentina di pagine) il proprio progetto di impresa: sia che si tratti di una startup in cerca di finanziamenti per il proprio avvio, sia che si tratti invece di una azienda già avviata in cerca di investimenti strutturati o nuovi partner, il business plan finisce con l’essere il biglietto da visita della propria attività imprenditoriale. Inoltre, un buon business plan diviene uno strumento essenziale anche per la progettazione e gestione quotidiana delle proprie attività di impresa: il motivo è presto detto, se si tiene conto del fatto che la struttura stessa del business plan prevede che si stabiliscano obiettivi, tempi, modalità organizzative, strumenti e strategie ed in fine dati misurabili. Dunque, scrivere un business plan significa anche “chiarirsi le idee” su ciò che si intende creare dal punto di vista della propria attività di impresa.

Qui di seguito ho pubblicato due infografiche che, come spesso accade in ambito anglosassone, riassumono meglio di tante parole lo schema essenziale, le linee guida (ed i punti critici da tenere sotto controllo) con i quali costruire il proprio business plan.

How-to-Write-a-Business-Plan-Infographic

La seconda infografica come si vedrà è più focalizzata sui nodi critici e di marketing ai quali prestare attenzione:

how-build-business-plan-infographic

Il Consiglio Europeo salva (soprattutto) il digitale ed i migranti, ma quanto durerà?

Durante il suo discorso al II Italian Digital Agenda Annual Forum di Confindustria Digitale, Enrico Letta è stato molto chiaro: “ho parlato con il Commissario Kroes e Van Rompuy e ho sottolineato l’importanza che da questo Consiglio Europeo emerga una risposta chiara sui temi del digitale. Perché se si dovesse trattare solo di una serie di enunciazioni, e dovessero vincere gli interessi costituiti, allora sarà la morte dell’Agenda Digitale europea”. Con questa energia Letta ha affrontato la questione del digitale in Europa, e i risultati non sembrano essere mancati.

È pur vero che l’agenda del Consiglio Europeo si è mossa sull’onda dell’emergenza; se non fosse stato spinto dall’incalzare dei fatti, forse non sarebbe andato così… certo è che lo scandalo sulle intercettazioni made in Usa ha pesato molto sul tono delle scelte relative alla questione del digitale e dell’ICT in Europa. Così come hanno pesato le morti dei migranti nel Mediterraneo, sulla scelta dell’Unione Europea di affrontare finalmente il problema dell’immigrazione come un tema politico comune. L’Olanda sarebbe già pronta a fornire aerei per il pattugliamento e i soccorsi lungo le coste mediterranee.

Insomma, scelte fatte sull’onda dell’emergenza, sicuramente condivise e elaborate da tempo; ma soltanto ora hanno ricevuto lo sprint finale; indispensabile per avviare politiche e strategie efficaci. Resta un problema aperto perché il Consiglio Europeo è un organo che si riunisce periodicamente e con un proprio Presidente, ma la sua natura giuridica resta ambigua e di solo indirizzo politico; quindi bisognerà vedere come le misure assunte verranno poi declinate dalla burocrazia e dalle rappresentanze politiche di Bruxelles.

Sul digitale però le note positive non sono mancate: l’obiettivo è quello del mercato digitale unico entro il 2015. Oggi, infatti, un’azienda che opera sul digitale dovrebbe avere a che fare con 28 differenti legislazioni in materia, tante quanti sono gli stati dell’UE.

Il punto di partenza del dibattito è stato il rapporto“Innovating in the digital era: putting Europe back on track”, presentato giovedì scorso, come linea guida per il rilancio dell’Agenda digitale europea. E come ha detto Barroso «Ad essere franchi l’Europa ha perso terreno rispetto ai competitor globali perché non ha saputo sfruttare le risorse dell’economia digitale». Infatti, la spesa in tecnologie informatiche e di comunicazione (ICT) nell’UE crescerà del 10% tra il 2010 ed il 2016, contro il 15% del Nord America ed il 35% dell’Asia e del Pacifico. E l’UE avrà solo il 15% delle nuove connessioni 4G, sul totale mondiale. E come si è detto, alla base di questo gap c’è proprio la frammentazione legislativa tra Paesi membri. Accanto a questo, l’UE vuole rilanciare le pratiche di e-government, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, e delle gare d’appalto (e-procurement); obiettivi da raggiungere entro il 2016.

Non semplicemente obiettivi politici, ma anche economici, visto che il risparmio stimato dalla Commissione europea equivale a 100 miliardi di euro. A questo va poi aggiunto il ruolo strategico ed il valore aggiunto che deriverebbe dal ruolo svolto in questi processi dall’uso degli Open Data.

Inoltre, il futuro europeo volto al digitale, rappresenta un progetto decisivo per il mercato del lavoro: basti pensare che ci sono circa 900mila posti di lavoro in Europa ad alta specializzazione nel settore ICT, che andranno coperti entro il 2015. Oltre ai già 700mila posti di lavoro nuovi, nati negli ultimi 3 anni in Europa, dalla nascita di imprese specializzate in App.

Come ha ricordato in un recente commento il Direttore di RivistaEuropae, Antonio Scarazzini: “Nel quadro di una nuova strategia di investimenti nell’ICT, i leaders europei hanno sollecitato l’urgente adozione del pacchetto dedicato alle telecomunicazioni, presentato a settembre dal Commissario per l’agenda digitale Neelie Kroes, che dovrà potenziare connessioni 4G/LTE e banda larga. Dimenticano però gli stessi leaders di aver destinato, nel bilancio 2014 – 2020, un solo miliardo alle infrastrutture per le telecomunicazioni nell’ambito del Connecting Europe Facility, in un settore che potrebbe richiederne 200 nei prossimi 5 – 10 anni per stare al passo dei concorrenti asiatici. L’Europa che ragiona in termini di Big Data punta comunque sulle nuove frontiere, a partire dalla “nuvola informatica” (cloud computing), l’archiviazione ed elaborazione di dati sulla rete. Investire sul cloud, sulla portabilità dei dati e sull’interazione tra piattaforme (in particolari quelle mobili) può contribuire, secondo uno studio AT&T – Ineas, al raddoppio della competitività. Sulla base di un report IDC, la Commissione ricorda come il cloud possa abbattere dal 10% al 20% dei costi per le aziende e per favorirne la diffusione dal 2012 è all’opera una strategia UE, che il Consiglio vuole rilanciare, per generare 160 miliardi di crescita del PIL e 2,5 milioni di posti di lavoro entro il 2020”.